Pochi giorni fa il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha definito i risultati delle elezioni amministrative del 14 giugno 2018 “una disfatta“.
Il 10 gennaio 2008, dieci anni fa, la sezione di Italia Nostra di Siena chiedeva alla Regione Toscana l’attivazione della procedura di apposizione di vincolo per le aree situate nel Comune di Casole d’Elsa.
Dopo dieci anni la Commissione che deve decidere quel vincolo ancora non si è mossa, non ha fatto nulla.
Il 26 maggio del 2012, sei anni fa, l’associazione Casolenostra, i Difensori della Toscana, il WWF, l’Associazione Ecomuseo Borgo la Selva e Italia Nostra organizzavano una giornata di studio sull’economia del paesaggio e sullo sviluppo sostenibile di questo territorio, nel corso della quale veniva presentata alla Regione Toscana la Richiesta di Attivazione della Procedure di Dichiarazione di Notevole Interesse Pubblico del paesaggio dell’Area di Casole d’Elsa-Monteguidi-Mensano-Radicondoli.
La Commissione della Regione Toscana non si è ancora riunita per pronunciarsi sulla richiesta.
Nel dicembre 2014, quattro anni fa, il 93,4% dei cittadini di Casole d’Elsa diceva no agli impianti geotermici con un referendum, ma la Regione Toscana ha ignorato la volontà dei cittadini e l’iter per l’industrializzazione geotermica delle aree rurali prosegue.
Il 1° giugno scorso i cittadini di Radicondoli, Castelnuovo Val di Cecina, Casole d’Elsa, Colle Val d’Elsa e delle aree circostanti inviano una lettera alla Regione Toscana per sapere se il terremoto del 1° maggio scorso è stato indotto dalla geotermia. Nessuna risposta.

Oggi il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi commenta la disfatta elettorale affermando che “… bisogna andare oltre, oltre il PD e oltre LeU, per costruire un partito nuovo della sinistra e del lavoro che si ispiri agli ideali del socialismo e ai principi della dottrina sociale cristiana”.

Le persone che hanno bocciato il partito di Rossi sono le stesse alle quali il partito di Rossi non ha risposto sui vincoli, sulla geotermia, sui terremoti, problemi non correlati con il PD, né con LEU, né tantomeno con gli ideali del socialismo o la dottrina sociale cristiana.
I cittadini hanno semplicemente chiesto una valutazione dei vincoli paesaggistici, di lasciare intatto il paesaggio dal quale traggono il proprio sostentamento e di utilizzare i metodi scientifici pubblicati recentemente per stabilire la natura di un terremoto. Niente altro. La Regione governata da Enrico Rossi ha ignorato queste richieste.

Come avere un rubinetto che perde e aspettare invano per dieci anni l’intervento dell’idraulico.
Il voto del 14 giugno è stata la scheda di valutazione per il lavoro dell’idraulico che non si è mai presentato per riparare il rubinetto.
Quale idraulico, leggendo la scheda, penserebbe che per migliorare la propria reputazione sia necessario ispirarsi agli ideali del socialismo o della dottrina sociale cristiana?
Senza scomodare l’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII  sarebbe sufficiente andare ad aggiustare quel rubinetto, riunire la commissione paesaggistica, rispondere alle mail dei cittadini.

Queta storia potrebbe finire qui. Invece continua.
Il cittadino idraulico, indispettito dal comportamento delle istituzioni decide di presentarsi alle elezioni, le vince, diventa presidente, introduce il governo del cambiamento e manda il presidente a fare l’idraulico. Eppure non cambia nulla. Il rubinetto continua a gocciolare e i cittadini rimangono inascoltati.
Infatti la richiesta di informazioni sul terremoto del 1° maggio è stata inviata anche al vicepresidente del consiglio del governo del cambiamento, e anche al ministro dello sviluppo economico, ma ugualmente i cittadini non hanno ricevuto risposta.

Leave a Reply

  • (not be published)