L’ascolto degli ultimi consigli comunali del 2018 a Casole d’Elsa, Colle val d’Elsa, Poggibonsi e Radicondoli è stato uno stimolo alla comprensione della relazione tra la logica e la politica.

Abbiamo ascoltato ragionamenti ineccepibili, ma non possiamo sapere se, nel 2019 che inizia oggi, questi ragionamenti porteranno agli effetti promessi.
Ai cittadini italiani è accaduto spesso, in questi lunghi ultimi anni, di ascoltare discorsi politici logicamente ineccepibili che hanno portano a conclusioni sbagliate. Si pensi solo all’ultima legge finanziaria.

Ma come è possibile che un ragionamento corretto, un discorso in cui ogni proposizione sia la logica e inevitabile conseguenza di quella precedente, possa condurre un risultato che non sta né in cielo né in terra?

È possibile, e in alcuni casi inevitabile.
Aiutiamoci con un esempio di aritmetica elementare.
Consideriamo i numeri interi \(0,1,2,\ldots\) e calcoliamo quanto vale il più grande, l’ultimo numero, che chiamiamo \(N\), seguendo un ragionamento rigoroso.

Sappiamo che il quadrato di un numero è sempre maggiore o uguale al numero stesso, cioè che \(N^2\geq N\).
Nel nostro caso però  \(N^2\) non può essere più grande dell’ultimo numero \(N\) (altrimenti non sarebbe l’ultimo) e quindi \(N^2=N\).
Ma se \(N^2=N\) allora \(N^2-N=N(N-1)=0\).

Ci sono solo due numeri che soddisfano questa relazione: \(N=0\) e \(N=1\), ma siccome \( N \) è l’ultimo numero, tra questi dobbiamo prendere il più grande.
Quindi l’ultimo numero, il più grande di tutti è 1.
Una conclusione tanto assurda quanto ineccepibile.

Perché questo ragionamento così inattaccabile da un punto di vista logico porta a un risultato palesemente assurdo? La risposta è semplice: perché manca una dimostrazione dell’esistenza dell’ultimo numero, anzi si può dimostrare che l’ultimo numero non esiste.
E se una cosa non esiste un ragionamento giusto può portare a una conclusione senza senso.

La politica segue spesso questa linea di pensiero.
Quando propone interventi senza l’esistenza di copertura finanziaria o, per esempio, quando propone modifiche urbanistiche prima di aver adeguato i propri strumenti al piano paesaggistico.

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