Il trasferimento di diritti edificatori è una prassi ormai consolidata nel diritto (articolo 2643 del codice civile), nei limiti e nelle forme stabilite dalle leggi statali e regionali, e da quanto normato nei piani comunali.

È però necessario che avvenga nell’ambito della tutela della configurazione complessiva prodotta dalla pianificazione paesaggistica, cosa per niente scontata, e lascia aperto il problema della determinazione degli standard [la cessione di cubatura].

Normalmente il trasferimento viene ammesso all’interno della stessa zona omogenea (ex DI 1444/68), ovvero all’interno di ogni UTOE in Toscana. Come risulta del resto dalle norme vigenti del regolamento urbanistico.

Meglio sarebbe se il trasferimento avvenisse all’interno di una Convenzione urbanistica, per fissare gli elementi d’interesse pubblico da perseguire a fronte dell’easing al privato. Ma ciò deve essere previsto dalla normativa di piano.

Per quanto riguarda le norme del PIT, è evidente che il piano comunale deve passare la valutazione di coerenza con il PIT, e l’intervento deve essere conforme alle previsioni del piano.

Il trasferimento di diritti edificatori è comunque una scelta d’impronta neoliberale, in una visione nella quale tutto è scambiabile con tutto; un po’ come la legge Bersani che ha liberalizzato il commercio togliendo ogni controllo spaziale ai comuni.
In contrasto con la progettazione urbanistica che basa il suo lavoro sulla individuazione di regimi differenziati di utilizzabilità e trasformabilità di suoli ed immobili.

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