Quando gli insegnanti delle scuole elementari spiegano le unità di misura ai più piccini, sottolineano quasi sempre che le pere e le mele non si possono sommare. Ne erano consapevoli anche gli antichi greci: per evitare le fastidiose irrazionalità dei numeri reali, avevano indirizzato la loro matematica verso la geometria scoprendo la difficoltà di sommare le aree con i segmenti o i volumi.

Ma alla fine il modo di sommare le pere e le mele venne trovato. Nel Duecento (anche se tutti già lo usavano da sempre) quando Fibonacci introdusse la cultura europea allʼalgebra, con un immediato impatto sul commercio: per sommare le pere e mele si sommano i loro prezzi. 

Come fa osservare Giusti, nel Duecento “torna una cultura delle misure, dispersa e quiescente nellʼalto medioevo, e riesce a comprendere ogni cosa, con una completezza che era mancata al mistico numero Pitagorico, con un pragmatismo più solido della geometria euclidea”.

Tra qualche mese i cittadini dovranno scegliere i sindaci, e come per le pere e le mele dovranno fare la scelta più conveniente. Non è facile misurare un sindaco che si propone senza aver governato prima, perché i programmi elettorali sono libri dei sogni irrealizzabili. Invece è molto più semplice fare un bilancio dell’attività di un’amministrazione comunale che ha governato per un lungo periodo.

Seguendo Leonardo Fibonacci possiamo dire che il bilancio è il costo per i cittadini dell’attività dell’amministrazione comunale. Si misura in euro. Del resto non avrebbe molto senso misurare il numero di parole spese dai sindaci, il numero delle mani strette, gli aperitivoni, le feste le inaugurazioni delle opere d’arte. Sono cose che un qualsiasi Circolo Pickwick sarebbe in grado di fare con gli stessi esiti.

Il bilancio comunale no, è un compito esclusivo dell’amministrazione comunale.
Esaminare il bilancio di un comune non è cosa facile, ma per fortuna lo fa per noi la Corte dei Conti, che è un “organo di rilievo costituzionale, con funzioni di controllo e giurisdizionali, previsto dagli articoli 100 e 103 della Costituzione italiana che la ricomprende tra gli organi ausiliari del Governo”.

Pochi giorni fa, il 28 marzo 2019 per la precisione, la Corte dei Conti ha trasmesso al Consiglio comunale di Casole d’Elsa, al Sindaco, all’Organo di revisione dell’ente e, per conoscenza, al Consiglio delle autonomie locali, un documento con numero di protocollo Del. n. 109/2019/PRSP in cui si parla di “gravi irregolarità contabili”.

Nel documento si legge infatti che l’ente non ha prodotto osservazioni e delucidazioni in relazione alle gravi irregolarità emerse in sede istruttoria ed esposte nella bozza di deliberazione inviata con nota dell’11 marzo 2019, n. 1676; .

Poche righe dopo si legge

  • che la Sezione – seguendo anche gli orientamenti assunti dalla Sezione delle autonomie – ritiene che la gravità della irregolarità contabile non è tanto da valutare alla stregua delle modalità e/o del grado di scostamento dalla norma, quanto, soprattutto, del rischio di ripercussioni sugli equilibri di bilancio; 
  • che la Sezione, nell’ambito dei profili esaminati, ha concentrato il controllo sulle gravi irregolarità ritenute, tra tanti possibili fenomeni, maggiormente rappresentative di violazioni della normativa vincolistica statale in materia di bilancio e contabilità, di pregiudizio per gli equilibri di bilancio e di difficoltà nel conseguimento degli obiettivi generali di finanza pubblica; 
  • che, come specificato nella citata deliberazione n. 171/2014, le gravi irregolarità individuate dalla Sezione non necessariamente esauriscono gli aspetti di irregolarità che possono essere presenti nella gestione degli enti, né quelli che possono profilarsi sulla base delle informazioni complessivamente rese nei questionari. Pertanto, il mancato riscontro dei profili che non hanno formato oggetto del controllo non ne comporta una valutazione positiva; 

Ma quali sono queste irregolarità, a quanto ammontano in termini finanziari?

A pagina 15 del documento si legge

Risultato di amministrazione
In relazione alla presenza di un saldo negativo della parte disponibile al termine dell’esercizio 2015 e 2016, pari rispettivamente a
371.489,41 euro e a 742.854,77 euro, l’ente dovrà provvedere al finanziamento del disavanzo di amministrazione, come rideterminato al termine dell’esercizio 2016.
Nello specifico l’ente dovrà operare con gli ordinari strumenti previsti dall’art. 188 del Tuel per la quota di disavanzo ordinario generato dalla gestione 2016, pari a 389.831,73 euro, ovvero, in riferimento all’extradeficit, quantificato in 353.023,04 euro, provvedere alla relativa copertura nei termini definiti nella delibera consiliare approvata ai sensi del d.m. 2 aprile 2015. 

Il bilancio negativo è quindi di 1.114.344,18 euro: il comune di Casole d’Elsa negli anni 2015 e 2016 ha governato in maniera tale da portare il bilancio in negativo di unmilionecentoquattordicimilatrecentoquarantaquattro euro e diciotto centesimi.

Non sappiamo quale sarà il risultato dell’esame della Corte dei Conti per i bilanci del 2017 e del 2018, ma i numeri dei due anni precedenti provocano un certo spavento.

I cittadini che andranno a votare hanno quindi uno strumento per valutare l’operato dell’amministrazione che, in barba a questi pessimi risultati, ha deciso di ricandidarsi alle prossime elezioni: prima del voto possono semplicemente provare ad immaginare il proprio conto in banca comune con uno scoperto di 1.114.344,18 euro.

I cittadini che andranno a votare hanno anche uno strumento per valutare l’operato dell’opposizione che pur avendo a disposizione numeri e documenti sembra non essersi accorta di nulla. Ma il compito dell’opposizione non era quello di vigilare come un falco sull’operato della maggioranza?

Apparentemente inconsapevoli di un bilancio negativo che costa circa 1150,29 euro a una famiglia casolese di quattro persone, maggioranza e opposizione hanno comunque deciso di ricandidarsi, ma fino ad ora nessuno ha spiegato come fare per riportare questi numeri in attivo, né quali siano le previsioni per il 2017 e il 2018.

Tutti continuano a ripetere una nenia che a Casole d’Elsa si ascolta da più di quindici anni: “È tutto a posto!”. Ma “È tutto a posto” non è un’unità di misura. Ce lo rammentano ogni giorno  Leonardo Fibonacci, le rovine di San Severo e la Corte dei Conti.

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