– E voi? – Il re era giunto di fronte a un cavaliere dall’armatura tutta bianca; solo una righina nera correva torno torno ai bordi; per il resto era candida, ben tenuta, senza un graffio, ben rifinita in ogni giunto, sormontata sull’elmo da un pennacchio di chissà che razza orientale di gallo, cangiante d’ogni colore dell’iride. Sullo scudo c’era disegnato uno stemma tra due lembi d’un ampio manto drappeggiato, e dentro lo stemma s’aprivano altri due lembi di manto con in mezzo uno stemma più piccolo, che conteneva un altro stemma ammantato più piccolo ancora. Con disegno sempre più sottile era raffigurato un seguito di manti che si schiudevano uno dentro l’altro, e in mezzo ci doveva essere chissà che cosa, ma non si riusciva a scorgere, tanto il disegno diventava minuto. – E voi lì, messo su così in pulito… – disse Carlomagno che, più la guerra durava, meno rispetto della pulizia nei paladini gli capitava di vedere.

– Io sono, – la voce giungeva metallica da dentro l’elmo chiuso, come fosse non una gola ma la stessa lamiera dell’armatura a vibrare, e con un lieve rimbombo d’eco, – Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura, cavaliere di Selimpia Citeriore e Fez!

– Aaah… – fece Carlomagno e dal labbro di sotto, sporto avanti, gli uscì anche un piccolo strombettio, come a dire: «Dovessi ricordarmi il nome di tutti, starei fresco!» Ma subito aggrottò le ciglia. – E perché non alzate la celata e non mostrate il vostro viso?

Il cavaliere non fece nessun gesto; la sua destra inguantata d’una ferrea e ben connessa manopola si serrò più forte all’arcione, mentre l’altro braccio, che reggeva lo scudo, parve scosso come da un brivido.

– Dico a voi, ehi, paladino! – insisté Carlomagno. – Com’è che non mostrate la faccia al vostro re?

La voce uscì netta dal barbazzale. – Perché io non esisto, sire.

– O questa poi! – esclamò l’imperatore. – Adesso ci abbiamo in forza anche un cavaliere che non esiste! Fate un po’ vedere.

Agilulfo parve ancora esitare un momento, poi con mano ferma ma lenta sollevò la celata. L’elmo era vuoto. Nell’armatura bianca dall’iridescente cimiero non c’era dentro nessuno.

Alle elezioni amministrative di Casole d’Elsa si presenteranno presumibilmente tre liste. Tra queste una lista civica denominata CasoleSInsieme il cui candidato sindaco è Giordano Pieroni. Lo si legge su la Nazione del 12 aprile 2o19, in un’intervista in cui il candidato sindaco afferma che CasoleSInsieme “è una lista civica, a forte caratterizzazione PD”.

Sembra di comprendere che la lista civica è l’armatura, mentre il PD rappresenta il cavaliere Agilulfo del racconto di Italo Calvino.
Per entrambi il problema è quello dell’esistenza.

È possibile dimostrare l’esistenza di un partito il cui ultimo atto sul sito istituzionale risale all’8 marzo 2017?
È possibile dimostrare l’esistenza di un partito (la cui sede è da anni tristemente vuota) che a quanto risulta dal documento della Corte dei Conti si è fatto passare sotto il naso due bilanci comunali, nel 2015 e 2016, viziati da gravi irregolarità e con un saldo negativo complessivo di 1.114.344,18 euro (unmilionecentoquattordicimilatrecentoquarantaquattro euro e diciotto centesimi) senza informarne tempestivamente i cittadini?
Possiamo affermare che esista un partito che dopo il terribile documento della Corte dei Conti non ha indetto un’assemblea pubblica per rassicurare i cittadini sul bilancio 2017 e 2018?

Il dispositivo dell’art.118 del TUEL afferma che “Ai fini del rientro possono essere utilizzate le economie di spesa e tutte le entrate, ad eccezione di quelle provenienti dall’assunzione di prestiti e di quelle con specifico vincolo di destinazione, nonché i proventi derivanti da alienazione di beni patrimoniali disponibili e da altre entrate in c/capitale con riferimento a squilibri di parte capitale. Ai fini del rientro, in deroga all’art. 1, comma 169, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, contestualmente, l’ente può modificare le tariffe e le aliquote relative ai tributi di propria competenza.

Cosa pensa di fare la “forte componente PD”? Alienare i beni patrimoniali? O modificare tariffe e aliquote, cioé aumentare le tasse?
Allo stato attuale una famiglia casolese di quattro persone possiede un debito di bilancio comunale di 1150,29 euro e certamente non voterà chi ha creato questo debito, né chi ha mancato nella vigilanza dei conti pubblici.
Il problema è che non voterà neanche un programma che non contenga una descrizione dettagliata e realistica di come dove e quando verranno reperite le risorse per ripianare il debito.

Ma di questo nell’intervista sulla Nazione non si parla.
I cittadini vorrebbero capire perché, ma non vorrebbero sentirsi ripetere le parole di Agilulfo: “Perché io non esisto, sire”.

One Comment to: Forte Caratterizzazione PD

  1. Abdenago Anempotista D'Anemisiano

    aprile 13th, 2019

    Ho letto. Ho compreso. Ho condiviso. Vorrei solo far da contraltare alla coltissima citazione proponendo
    “Quel lato del monastero era contiguo a una casa
    abitata da un giovine scellerato di professione.
    Il nostro manoscritto lo nomina Egidio,
    senza parlar del casato. Costui, da una sua finestrina
    che dominava un cortiletto di quel quartiere,
    avendo veduta Gertrude qualche volta passare
    o girandolar lì, per ozio, allettato anzi che atterrito
    dai pericoli e dall’empietà dell’impresa, un giorno
    osò rivolgerle il discorso. La sventurata rispose…”
    Non dovrebbe essere difficile individuare la nostra Monaca di Monza, ma a chi vogliamo far vestire i panni di Egidio ?

    Abdenago Anempotista D’Anemisiano

    Rispondi

Leave a Reply

  • (not be published)